Stomia e incontinenza arrivano sulle passarelle di moda a Parigi. E in Italia?
Passare da nascondere a mostrare: la lezione di Parigi e l’opportunità italiana. FAIS lancia un appello alle case di moda.
di Pier Raffaele Spena, presidente FAIS odv
Una sacca per stomia rivestita di seta tessuta a mano, decorata con le tecniche tradizionali di Kyoto, indossata con orgoglio su una passerella di Parigi. Non è una provocazione: è lo STOMA Néo-ART Project, la prima sfilata di moda interamente dedicata alle persone con stomia.
L'iniziativa è dell'Associazione giapponese per la moda in ambito sociale e sanitario, che ha organizzato la sfilata per il 6 ottobre nella sede parigina dell'Accademia polacca delle scienze. Sulla passerella, modelle e modelli che vivono con una stomia, provenienti dal Giappone e da altri Paesi. Le sacche sono state trasformate in opere d'arte grazie agli artigiani di Kyoto: il broccato di Nishijin, la seta dipinta a mano kyo-yuzen, la lacca. Il tema scelto dice tutto: da qualcosa da nascondere a qualcosa da mostrare. Il progetto ha ottenuto il patrocinio dell'Ambasciata del Giappone in Francia, dell'associazione nazionale giapponese delle persone stomizzate e di diverse società scientifiche, dalla chirurgia alla riabilitazione stomale. E non si ferma alla passerella: il programma prevedeva anche un simposio a novembre all'Università di Tokyo, in uno dei luoghi più prestigiosi del Paese.
Il messaggio degli organizzatori è semplice e potente. Tutti possono diventare, all'improvviso, persone con una stomia. Il problema non è chi la porta, ma una società che continua a considerarla qualcosa di cui vergognarsi. Non è la prima volta. L'anno scorso la stessa associazione aveva portato sul palco dell'Expo di Osaka una sfilata dedicata agli ausili per l'incontinenza: 31 modelle e modelli in passerella con pannoloni pensati anche per essere belli. Nonostante si tenesse in un giorno feriale, i 1.900 posti erano stati tutti prenotati in anticipo, e l'evento aveva ricevuto il patrocinio di 52 organizzazioni giapponesi, compreso il Ministero della Salute. Sono numeri che smentiscono un luogo comune: che di incontinenza e stomia la gente non voglia sentir parlare. Quando il tema viene raccontato con rispetto, bellezza e coraggio, il pubblico risponde. C'è un dettaglio del progetto giapponese che, letto dall'Italia, colpisce più di altri: la scelta di affidare le sacche ai maestri artigiani, unendo la tradizione più alta del proprio Paese a un dispositivo medico. Intorno a questa idea si è mossa un'intera filiera, fatta di istituzioni, società scientifiche, aziende e associazioni.
Se c'è un Paese al mondo in cui moda, artigianato e bellezza fanno parte dell'identità nazionale, quello è l'Italia. Abbiamo Milano, una delle capitali mondiali della moda, e un patrimonio di sapienza artigiana fatto di tessuti, ricami, pelletteria, design. Abbiamo tutto ciò che serve per raccontare stomia e incontinenza con un linguaggio nuovo. In Italia abbiamo già dimostrato che il pubblico c'è. A ottobre, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la mostra "Siamo un'Opera d'Arte" ha "vestito" le statue classiche con una sacca per stomia, un catetere o un assorbente, grazie a un semplice pannello trasparente. La mostra è stata prorogata per il grande interesse e ha accolto in media circa 5.000 visitatori al giorno. Persone che forse non avevano mai sentito parlare di stomia e incontinenza si sono fermate a guardare, a fotografare, a fare domande. Non è un caso. Da anni FAIS lavora sull'identità della persona, prima ancora che sulla sua condizione clinica. Chi vive con una stomia o con l'incontinenza non è un paziente da gestire, ma una persona che ha diritto a sentirsi bella, a scegliere come vestirsi, a mostrarsi senza vergogna. Arte e bellezza non sono un ornamento del nostro impegno: sono uno dei modi più efficaci per cambiare lo sguardo della società. Per questo l'esperienza giapponese, per noi, è soprattutto un'opportunità. L'Italia della moda e dell'artigianato e il percorso che FAIS ha già avviato tra arte e identità possono incontrarsi e dare vita a qualcosa di nostro, capace di portare stomia e incontinenza fuori dagli ambulatori e dentro la cultura: nei musei, nelle piazze, sulle passerelle. E allora mi permetto un auspicio. Che queste righe arrivino a qualcuno del mondo della moda italiana: una stilista, un designer, una scuola di moda, un atelier, un laboratorio artigiano. Qualcuno che, leggendo di Parigi e di Kyoto, pensi che anche in Italia si possa fare, e magari meglio. A chi sentirà questa curiosità dico solo una cosa:
