Gare al ribasso su stomia e incontinenza: l'allarme che arriva dagli Stati Uniti ci riguarda da vicino.
Dal caso Medicare alle gare regionali italiane: perchè i presidi per stomia e incontinenza non possono essere acquistati come merce standard.
di Pier Raffaele Spena, presidente FAIS odv
Prendo spunto da un articolo letto e verificato in rete su siti specialistici per riportare una notizia che sembra apparentemente lontana, ma ci riguarda molto da vicino. Da fine novembre 2025 i Centers for Medicare & Medicaid Services (CMS), l’agenzia federale che gestisce Medicare, hanno deciso di inserire per la prima volta i dispositivi per stomia, tracheostomia e urologici nel programma nazionale di acquisto a gara competitiva. Parliamo di placche, sacche, cateteri e degli ausili che milioni di persone usano ogni giorno.
Le gare si stanno svolgendo in questi mesi, i contratti saranno assegnati nel 2027 e dal 1° gennaio 2028 chi ha Medicare tradizionale potrà rifornirsi solo dai fornitori aggiudicatari, con consegna a distanza. Oggi i fornitori sono centinaia. Secondo le stime della stessa agenzia, per i soli presidi per stomia i contratti nazionali saranno otto. Contro questa scelta si è formata una coalizione ampia di associazioni di pazienti, infermieri specialisti e medici, che ha lanciato la campagna “The High Cost of Low Bids”: il prezzo alto delle offerte basse. Il messaggio è semplice. A una persona serve il dispositivo che le calza, non quello che costa meno. La WOCN Society, che riunisce gli infermieri specializzati in lesioni, stomia e continenza, sostiene che questi presidi sono protesi, non attrezzature mediche generiche, e che non dovrebbero finire nelle gare a prezzo.
Chi si occupa di forniture in Italia riconosce questo copione. Da noi non c’è un unico acquirente nazionale, ma ventuno sistemi regionali diversi. Le centrali di committenza aggregano lotti sempre più ampi, accorciano i listini e trattano placche, sacche, cateteri e ausili assorbenti come beni intercambiabili. In FAIS questo fenomeno lo osserviamo da vicino. Attraverso ONIS, l’Osservatorio Nazionale su Incontinenza e Stomia della Federazione, analizziamo sistematicamente le procedure di gara regionali. E le segnalazioni che arrivano dalle nostre associazioni raccontano sempre le stesse storie. Ci sono persone a cui il dispositivo indicato nel piano terapeutico non viene consegnato, oppure viene sostituito d’ufficio con un prodotto “equivalente”, perché il budget è esaurito o perché quel prodotto è “fuori gara”. Ci sono persone esenti a cui è stato chiesto di pagare presidi che spettano loro per legge, casi per cui la Federazione ha dovuto inviare diffide formali. E ci sono gare preparate e pubblicate senza che le associazioni dei pazienti siano state ascoltate, nemmeno per una verifica preliminare delle descrizioni tecniche.
È per questo che abbiamo lanciato la campagna #NonÈLaStessaCosa, che raccoglie le testimonianze delle sostituzioni arbitrarie. Perché ogni sostituzione decisa a tavolino ha un costo che nessun capitolato misura: dermatiti peristomali e da incontinenza, perdite, infezioni urinarie, accessi al pronto soccorso, giornate di lavoro perse, persone che smettono di uscire di casa. Il risparmio sul dispositivo, insomma, non sparisce: si sposta più avanti, su altri capitoli di spesa sanitaria e sociale, e soprattutto sulla vita delle persone.
Nel dibattito americano si parla di stomia, ma anche di cateteri e ausili urologici. È un punto che vale la pena sottolineare, perché in Italia l’incontinenza è spesso il capitolo dimenticato delle gare. Gli ausili assorbenti vengono trattati come materiale di consumo, acquistati a quantità e a prezzo, con forniture contingentate che non tengono conto del tipo di incontinenza, della mobilità della persona, della sua vita sociale e lavorativa. La conseguenza è che milioni di persone, donne e uomini di ogni età, ricevono un prodotto pensato per un paziente medio che non esiste. Un pannolone sbagliato non è un fastidio: è una lesione cutanea, una notte senza dormire, un’uscita rinunciata.
C’è poi una questione che va oltre la clinica e che in FAIS chiamiamo la dignità dei presidi. Quando un dispositivo viene trattato come un bene indistinto, perde dignità. E con lui la perde anche la persona che lo indossa. A differenza di quanto accade negli Stati Uniti, in Italia non dobbiamo inventare nulla. Gli strumenti per fare gare diverse esistono già, e vanno applicati con coerenza.
Il primo è il piano terapeutico, che individua il dispositivo appropriato per quella persona. Non è un suggerimento da adattare al catalogo dell’aggiudicatario. Il secondo sono i Livelli Essenziali di Assistenza, che con l’allegato 2 riconoscono gli ausili monouso per stomia e incontinenza come un diritto, non come una concessione. Il terzo è il Codice dei contratti pubblici, ed è qui che si annida il nodo più delicato. L’articolo 59 del D.Lgs. 36/2023, e successive modificazioni, consente accordi quadro con più operatori economici, ma le modifiche intervenute hanno introdotto percentuali predefinite di aggiudicazione tra i fornitori. Il rischio è che la quota assegnata a ciascun prodotto venga decisa a monte, indipendentemente dal bisogno clinico della persona, e che il presidio torni a essere trattato come una commodity. Non chiediamo meno concorrenza, ma una deroga per motivate ragioni cliniche, che consenta di garantire il dispositivo appropriato anche quando le percentuali previste lo escluderebbero. Il principio di infungibilità, infine, esiste proprio per i casi in cui un dispositivo non è sostituibile con un altro senza conseguenze per la persona. Va riconosciuto quando serve, non trattato come un’eccezione da scoraggiare.
La prima richiesta è che nessuna gara per dispositivi per stomia e incontinenza venga pubblicata senza una consultazione preliminare delle associazioni dei pazienti. Basta poco: una call pubblica sul sito della centrale di committenza, o una convocazione diretta delle federazioni rappresentative. Chi usa quei dispositivi ogni giorno sa cose che nessuna scheda tecnica racconta.
La seconda è che negli accordi quadro sia prevista una deroga alle percentuali predefinite di aggiudicazione per motivate ragioni cliniche, così che il dispositivo appropriato resti garantito anche quando non rientra nella quota assegnata. La terza è che il piano terapeutico venga rispettato: nessuna sostituzione d’ufficio senza una rivalutazione clinica da parte dello stomaterapista o dello specialista.
L’ultima è misurare gli esiti, non solo i prezzi. Una gara riuscita non è quella che costa meno, ma quella che produce meno complicanze, meno reclami, meno persone costrette a comprarsi da sole il dispositivo giusto. È la direzione in cui stiamo lavorando con l’Indice FAIS, uno strumento per confrontare le Regioni su indicatori di qualità della presa in carico.
La partita americana è ancora aperta e non sappiamo come finirà. Ma una cosa l’ha già dimostrata: quando pazienti, infermieri, medici e associazioni parlano con una voce sola, il tema smette di essere una questione tecnica per addetti ai lavori e diventa una questione di diritti.
