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Sanità al risparmio: quando il bilancio regionale pesa sulla pelle dei pazienti

Tetti di spesa, gare ferme e premi ai dirigenti: quando far quadrare i conti significa lasciare i pazienti senza ausili.

di Patrizia Nazzaro, delegata FAIS Lazio
Tra tetti di spesa, gare d’appalto centralizzate ferme da anni e fatte partire inviando comunicazioni in estate (quando è noto che l'Italia è in ferie), piattaforme digitali in tilt e premi di produzione di fine anno ai dirigenti, la spending review sanitaria rischia di trasformarsi in un taglio lineare ai danni dei malati cronici e fragili.

Gare d'appalto che si trascinano da anni, magazzini delle ASL che si "svuotano" misteriosamente a ridosso dell'autunno e pazienti costretti a fare i conti con la carenza di presidi medici essenziali. Quello che a prima vista potrebbe sembrare un disservizio logistico, nasconde spesso una precisa e silenziosa strategia contabile: frenare l'erogazione di ausili, protesi e dispositivi medici per far quadrare i bilanci sanitari regionali entro il 31 dicembre. Un gioco di prestigio amministrativo dove a pagare il prezzo più alto sono i cittadini più vulnerabili.

Il meccanismo del "freno a mano" di fine anno e il caso Lazio
Il funzionamento di questa strategia non scritta è tanto semplice quanto penalizzante. Le Regioni e le singole Aziende Sanitarie Locali (ASL) sono sottoposte a rigidi vincoli finanziari. Quando le proiezioni di spesa indicano il rischio di un disavanzo, la macchina burocratica tende a rallentare.

Nel Lazio, la situazione è ulteriormente aggravata da una centrale acquisti regionale che ha impostato e approvato una gara sulla base di bandi/accordi quadro e presupposti risalenti addirittura al 2022, dimostrando un distacco abissale dalla realtà: un lunghissimo lasso di tempo in cui si sono susseguite guerre internazionali, rincari energetici, crisi economiche con la chiusura di numerose aziende fornitrici, forti impennate dei costi vivi e straordinarie evoluzioni tecnologiche dei materiali. Nonostante questo scenario completamente mutato, si è preteso di calare dall'alto un procedimento anacronistico.

L'avvio di questa nuova procedura centralizzata per la fornitura degli ausili per stomia, gestita tramite il sistema regionale SANPRO, si è così scontrato con enormi criticità applicative. L'introduzione del nuovo modello erogativo, che vede farmacie e sanitarie territoriali trasformarsi in distributori per conto delle aziende aggiudicatarie, sta provocando pesanti blocchi operativi. Ritardare l'aggiudicazione, sollevare eccezioni burocratiche sui capitolati o centellinare le autorizzazioni permette di "congelare" la spesa. I costi vengono così slittati all'anno fiscale successivo, salvando formalmente il bilancio dell'esercizio corrente.

Le testimonianze dal territorio: "Rimasta con tre placche e sei sacche" non riescono ad autorizzare la mia pratica! Dietro alle circolari regionali, ai blocchi informatici della piattaforma SANPRO e a gare d'appalto scollegate dalla realtà economica ci sono storie di persone reali, costrette a misurarsi con l'ansia quotidiana della sopravvivenza.

Emblematica è la testimonianza di una signora residente nel Lazio, portatrice di urostomia, che si è ritrovata con una scorta ridotta al lumicino: appena tre placche e sei sacche rimaste in casa. Piano terapeutico inviato nei tempi per ottenere l'approvazione. Alle sue ansiose richieste, la risposta ricevuta dalle strutture e dai punti distribuzione è stata un muro di gomma: "Con la nuova procedura non riusciamo a caricare le pratiche sulla piattaforma e a fornire le autorizzazioni". Un cortocircuito burocratico che lascia i pazienti senza i presidi salvavita indispensabili, trasformando la transizione digitale e la miopia amministrativa in un vero e proprio calvario umano.

Il nodo dei premi di produzione ai dirigenti
A rendere la situazione ancora più controversa è il sistema dei cosiddetti "premi di risultato" o indennità di funzione per i direttori generali, amministrativi e sanitari delle ASL. L'introduzione di criteri managerialistici nella sanità pubblica, nata con l'intento di responsabilizzare i vertici ed evitare gli sprechi del passato, ha mostrato nel tempo il suo lato oscuro.

Oggi, una quota significativa del premio annuale di un dirigente sanitario è legata al raggiungimento del pareggio di bilancio o al rispetto rigoroso del tetto di spesa assegnato dalla Regione. Se l'azienda chiude in perdita, il premio salta. Questo meccanismo crea un potenziale conflitto di interessi strutturale: l'obiettivo economico rischia di prevalere su quello assistenziale. Il risparmio, anziché essere ottenuto eliminando le reali inefficienze, viene talvolta raggiunto applicando un "freno" all'erogazione dei servizi e dei beni di consumo per i pazienti.

Questo approccio si scontra frontalmente con l'articolo 32 della Costituzione Italiana, che tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) stabiliscono le prestazioni e i dispositivi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket.

La carenza di presidi non è solo un disagio: per una persona stomizzata, la mancanza di un ausilio adeguato significa la perdita immediata della dignità, dell'igiene personale, dell'autonomia e il rischio concreto di complicanze cliniche. Quando il pubblico arretra, le famiglie sono costrette a farsi carico dei costi acquistando i presidi privatamente, alimentando una disparità sociale inaccettabile.

Verso una riforma dei criteri di valutazione
Le associazioni di tutela dei pazienti e i sindacati dei medici chiedono da tempo una revisione radicale del sistema. La proposta principale è quella di slegare i premi dei dirigenti dai puri parametri finanziari, agganciandoli invece a indicatori di "qualità dei servizi" e di "soddisfazione dell'utenza", verificando che le piattaforme come SANPRO siano uno strumento di efficienza e non un ostacolo burocratico.

Finché il successo di un manager sanitario si misurerà esclusivamente sulla capacità di spendere meno, e non sulla capacità di curare meglio e garantire i presidi essenziali, le gare d'appalto e la gestione dei magazzini rischiano di rimanere armi contabili utilizzate per far quadrare i numeri, lasciando i bisogni dei pazienti in secondo piano.